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10 Gennaio 2026
Nella solitudine dei campi focali.
Lorenzo Rossi
tempo di lettura: 3 min
Una
notte fredda e solitaria. Un campo di cotone in mezzo a degli edifici, sospeso
nel buio, come se, attraversandolo, si entrasse in un'altra dimensione. È qui
che avviene l'incontro tra il Cliente e il Dealer, i protagonisti della pièce
teatrale "Nella solitudine dei campi di cotone" di
Bernard-Marie Koltès.
Una
storia che parla di solitudine, desiderio, identificazione e molto altro.
Una
storia di un incontro che potrebbe (e vorrebbe) essere umano, ma che la paura
relega in un luogo dove tutto tende a diventare scambio.
È
all'interno di questo immaginario, teso e ambiguo, che io e gli altri
partecipanti ci siamo mossi durante il workshop di fotografia "Nella
solitudine dei campi focali", svoltosi dal 15 al 21 dicembre sotto
la guida di Silvia e Andrea, artisti dietro i progetti Dueotrefoto e Scurosperimentale.
Una settimana di lavoro nel tentativo, tutt'altro che semplice, di trasporre in
immagini un testo così denso e aperto all'interpretazione.
Tre
giorni di laboratorio, due giorni per realizzare le foto, due giorni di mostra
collettiva.
Il
tutto ospitato nella fucina di idee del circolo culturale Avamposto - Cinque
Punte, in Borgo San Frediano.
Silvia e Andrea,
giovani organizzatori del workshop e talenti poliedrici, con la loro energia e
il loro entusiasmo hanno reso il laboratorio coinvolgente e multimediale,
facendoci sporcare le mani e aprire le menti con esercizi solo all'apparenza
fuori contesto. Dai collage di presentazione, alla caccia ai dettagli nelle via
di Firenze, al brainstorming di gruppo.
Un
workshop all'insegna della libertà: libertà interpretativa, libertà
espressiva, libertà di mezzo e realizzazione. I nostri tutori non ci hanno
posto limiti, né tecnici né concettuali, e hanno messo a disposizione strumenti
di qualsiasi tipo, dalle fotocamere tradizionali, alle polaroid, fino a loro
stessi, in veste anche di assistenti e modelli.
Insomma,
un laboratorio stimolante, eclettico e soprattutto collaborativo.
Infatti,
per quanto i progetti fossero individuali, fin dall'inizio è stato incentivato
il confronto e la cooperazione, facendo del dialogo tra i partecipanti e i
tutor stessi un punto cardine del processo creativo. Un continuo scambio di
idee, dubbi e suggerimenti, con il fine ultimo di realizzare delle opere che
restituissero la ricchezza delle interpretazioni emerse, da esporre in una mostra
collettiva.
È
così che Duccio Zanieri,Alessandro Palmieri ed io (Lorenzo
Rossi), abbiamo avuto occasione di dare forma ai nostri pensieri ed esporre
le nostre opere nel weekend del 20 e 21 dicembre, rendendo anche
l'allestimento, e la mostra stessa, un momento di collaborazione e inquinamento
culturale.
Tre
progetti molto diversi tra loro: nello stile, nei soggetti e anche
nell'interpretazione, a testimonianza di quanto l'opera di Koltès possa essere
profonda e comunicativa, proprio come la fotografia, intesa come mezzo
artistico e di espressione.
E
proprio questa diversità è stato uno dei punti di forza della mostra, capace di
stimolare il dialogo tra le opere e offrire al pubblico molteplici chiavi di
interpretazione.
La
partecipazione non è mancata, così come le occasioni di confronto e riflessione
con chi visitava lo spazio.
Da
questa esperienza mi porto via un approccio aperto ma al contempo strutturato
per i prossimi progetti, e ricordi preziosi con un nuovo gruppo affiatato e
appassionato. Un incontro che, a differenza di quello tra il Cliente e il
Dealer di Koltès, è stato scambio, ma è diventato umano.
Ciao, sono Lorenzo Rossi, professione visual designer. Scrittore e
fotografo sono le mie identità (non molto) segrete, che uso per salvare
il (mio) mondo. Racconto storie con tutto ciò che ho a disposizione.