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21 Marzo 2026
Racconti brevi.
Barbara Nives Bigi
tempo di lettura: 6 min
Penso
sia abbastanza evidente che i miei articoli non seguono un filo logico. In
realtà vi parlo di volta in volta seguendo l'ispirazione o forse è meglio dire
il cuore. È il mio modo di vivere e anche di scrivere. Oggi vorrei parlarvi dei
racconti brevi.
Solitamente
un potenziale scrittore si sente tale se partorisce un libro articolato, un
romanzo, un saggio, insomma qualcosa di consistente.
I
racconti brevi credo siano sottovalutati, forse più da chi scrive che da chi
legge. Trovo, invece, che possano essere molto forti ed avere un notevole
impatto emotivo. È certamente un modo diverso di esprimersi, non ti occupa a
lungo e non ti richiede costanza ciò non toglie nulla al loro valore.
I
racconti brevi necessitano di una forza d'impatto, veloce, una forma di energia
maschile poiché devi dire tanto in poco spazio. Per metterci un pizzico della
mia formazione olistica vi dico che la legherei alla runa Thurisaz. I libri,
invece, credo richiedono una forza femminile, più lenta e costante nel tempo,
quella che mi ricorda la runa Uruz.
Produrre
un racconto breve è una sfida apparentemente più semplice ed ha ad esempio il
vantaggio di permetterti di partecipare facilmente a concorsi letterari
(on-line si trova di tutto) che penso siano un buon modo per mettersi in gioco.
Come
dico sempre per me la scrittura è guarigione, quindi scrivere un racconto breve
mi permette di lasciare sul foglio emozioni forti, spesso confuse e di far
ordine dentro di me. È molto curativo e lo è in modo più veloce (non per questo
meno profondo). La stesura di un libro si protrae nel tempo e per arrivare al
nocciolo della questione ci metti molto di più.
Ogni
persona scrive per una ragione soggettiva e insindacabile, quindi è necessario
trovare il proprio mezzo ideale; c'è chi preferisce la poesia, o postare
articoli on-line, ma anche compilare un diario, c'è chi scrive tanto e chi è
più sintetico. Non c'è nulla che sia sbagliato.
Personalmente pur avendo già prodotto due libri ed essere impegnata
nella stesura del terzo, trovo molto efficace il racconto breve perché è il
modo per me migliore di processare alcuni passaggi ostici della vita e
ritrovare la serenità. Mettere le emozioni su carta mi permette di lasciarle
andare.
Pensavo di regalarvi in questo, e forse anche nel prossimo
articolo, alcuni stralci di racconti brevi scritti da me.
Oggi vi propongo HOPE pubblicato dalla Sensoinverso Edizioni nel volume
L'ALTALENA dove sono raccolti racconti e poesie che hanno passato la selezione
ad un concorso del 2019.
Parto da questo perché più di altri è l'esempio esaustivo di ciò che vi
ho spiegato oggi.
Termino come sempre con un consiglio: scegliete il mezzo che vi sembra
più adatto alle vostre esigenze, non ascoltante nessun altro se non il vostro
cuore. Meditate su ciò che vi porta
guarigione, che vi fa stare bene perché tutto ciò arriva anche a chi vi legge.
È fondamentale che scrittore e lettore comunichino cuore a cuore se il primo
vuole una risposta, un sostegno, un riscontro dal secondo. Il vostro stare
meglio può aiutare anche ad altri a trovare la loro via per il benessere
interiore.
Siate, poi, grati per tutto ciò che arriva, non è così
scontato.
HOPE
Sono
in piedi, ai margini di una sala d'attesa piena di gente che mi guarda.
Ho
la sensazione che pensino che il primo premio per la più sfortunata dell'anno,
oggi, l'ho vinto io.
'Con molta probabilità hanno anche ragione.
Come dargli torto?'
Continuo
a guardare il tabellone con la scritta rossa intermittente: URGENZA PAZIENTE IN
PERICOLO DI VITA. Ferisce gli occhi.
'Lampeggia ...d'altro canto cosa potrebbe
fare di diverso?'
La
guardo senza capire. Sarebbe tutto normale in un pronto soccorso, se non fosse
che dietro la porta sotto quella scritta PERICOLO DI VITA c'è mio figlio.
'Mah... Sono realmente qui? È tutto vero?'
Non
so rispondere, sono nel mio corpo ma è come se ne fossi fuori, come se
guardassi tutto dall'alto, come se potessi percepire ogni pensiero, ogni
lamento, ogni suono di questo luogo.
Invece
ne sono dentro, e questa è una certezza, altrimenti sarei morta.
Mi
sento come pietra ma non sono morta.
'...
morire non può fare così male.'
Continuo
a guardare la gente passare concitata, gli infermieri muoversi frenetici mentre
provano pressioni, distribuiscono ghiaccio, misurano temperature corporee.
Guardo i colori accecanti di questo posto, le flebo appese, le sedie a rotelle
abbandonate all'ingresso, A DISPOSIZIONE DELL'UTENZA dice il cartello appeso
alla parete. Da qualche parte qualcuno si lamenta, altri bisbigliano come in
chiesa, e c'è chi grida.
'Come faccio ad essere consapevole di tutto
questo se non riesco a muovere neppure un muscolo? Se non posso in realtà
spostare gli occhi da quella maledetta scritta rossa?'
Non
posso muovermi, non ci riesco.
È
arrivato mio marito.
Si
posiziona al mio fianco e cerca la mia mano. Non so neppure io dove sia. La
trova e la stringe. Stringe lui, io non sono in grado. Credo fosse andato a
parcheggiare ma non ne sono certa. Non sono più sicura di nulla.
"Ti
hanno detto qualche cosa?"
"Ancora
no."
Ora
sembriamo due statue.
Si
avvicina una donna con un terribile vestito azzurro.
'...
forse verde, non riesco a decidere.'
Sembra
indossi un sacco, ha un cappello dello stesso colore dell'abito e delle scarpe
di stoffa.
'Non sono scarpe, ha dei sacchetti verdi
sulle scarpe. Chi le ha insegnato a vestirsi?'
"Siete
i genitori di Gioele?"
'E' così evidente? Il pronto soccorso è
pieno di gente. Dobbiamo avere veramente una faccia terribile, se siamo così
identificabili.'
"Si."
Risponde mio marito.
Volevo
farlo io, ma il corpo continua a non rispondermi.
"Sta
bene. È vigile. Stanno finendo di inserirgli la cannula nel torace per aiutarlo
a respirare ma, visto la situazione, posso dirvi che sta abbastanza bene."
'Questa è pazza! Che mio figlio sia un
ragazzo sveglio, è un dato di fatto. Credo sia uno degli esseri umani con la
mente più brillante e vigile che io abbia mai conosciuto. Se gli avesse parlato
se ne sarebbe sicuramente resa conto anche lei. O intendeva qualcos'altro?
È un ragazzo perfetto. Venuto al mondo
perfetto. Non ha bisogno di cannule per respirare.'
Cerco
di ricordarmi il suo corpo, e sono certa di non essermi scordata nulla. Non gli
mancava nessuna cannula per essere integro.
Aggiunge:
"Appena
avremo finito l'intervento ve lo facciamo vedere. State tranquilli."
Poi
batte in ritirata.
Sorrido.
Sono sicura di sorridere.
'Perché sorrido se vorrei urlare? Perché la
mia bocca non si apre? Io urlo solo dentro.'
Sembro
fuori di testa con questo sorriso di circostanza, mi sembra che la faccia mi si
sgretoli dietro a questa espressione educata. Troppo educata. Ho le ciabatte infradito di plastica. Fuori
c'è il diluvio universale e ci saranno al massimo due gradi ma io sembro
arrivata direttamente dalla spiaggia. I pantaloni sformati arrotolati alle
ginocchia mi spuntano da sotto il soprabito elegante, quello viola, l'ho
stretto in vita con la cintura. La mano destra stringe il manico del mio
ombrello rosa a quadrettini a cui ho appoggiato tutto il peso del corpo. La
sinistra sparisce in quella di mio marito. Ho raccolto i capelli con un
elastico arancione, in un'acconciatura da maniaca, sparata in tutte le
direzioni.
Recupero
la mano sinistra e mi sposto un po’.
"Se
vuoi fingere di non conoscermi ti capisco." Affermo decisa con lo sguardo
fisso sul solito maledetto tabellone.
"Come?"
Risponde lui confuso. Mi guarda e sento i suoi occhi passarmi sopra come uno
scanner.
"No
dico... se vuoi fingere di non conoscermi conciata così, io lo capisco."
"Ti
sembra importante adesso?"
"No.
Dico per dire."
"Non
me ne frega niente di come sei vestita, ridammi subito quella mano."
Ordina
riprendendosela, poi chiede:
"Credi
ci sia lui dentro la stanza col lampeggiante rosso?" da un colpo di tosse,
per schiarirsi la voce e nascondere il fatto che è preoccupato quanto lo sono
io.
"Chi
vuoi che ci sia?" Trattengo il fiato prima di aggiungere: "Come siamo
finiti qua?"
'A che punto, la mia storia, si è inceppata?'
Vorrei aggiungere.
Ciao! Mi chiamo Barbara e sono una scrittrice. Lavoro come impiegata ma continuo a coltivare le mie passioni: lettura, fotografia, ricamo, lavorazione del feltro, pittura, lavorazione della creta e scrittura.
La vita può anche provare a fregarti, ma tu non ti arrendere mai.