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2 Maggio 2026
Racconti brevi 2.
Barbara Nives Bigi
tempo di lettura: 5 min
Eccomi di nuovo
a voi per continuare il discorso relativo ai racconti brevi.
Vi avevo
promesso un altro stralcio ed io sono solita mantenere la parola data.
La prima parte
del racconto breve che condividerò oggi è un brano che parla di come certe
volte rimaniamo ancorati a credenze così radicate in noi da impedirci di vivere
pienamente e di come a volte basta spostare solo di poco il punto di
osservazione. Un piccolo cambio di prospettiva può modificare la nostra vita in
modi inaspettati e portarci dove non avremmo mai creduto di poter giungere. Non
è una storia d'amore, anche se i sentimenti c'entrano, solo perché in realtà
nella vita sono fondamentali sempre.
Tratto dal
libro GUARDAMI di Sensoinverso edizioni, autori vari.
Buona lettura
...E POI BASTA SOLO AVER OCCHI NUOVI
Apre un occhio disorientata
dall'insolito canto degli uccelli e dalla luce forte che le colpisce il viso.
«Oh mio Dio» sussurra
guardandosi intorno senza capire.
Prova con tutte le sue forze a mettere
a fuoco tutto il verde che la circonda, senza riuscirci.
Il mondo di Isa senza gli occhiali è
decisamente offuscato.
Tenta di fare uscire una mano dal
bozzolo stretto che la contiene e quando finalmente ci riesce tasta il terreno
intorno a sé finché non trova gli occhiali.
Sono le fronde rigogliose degli alberi
ciò che la sovrasta ed è erba tutto intorno a lei.
Fino ad un attimo prima stava dormendo
nel suo sacco a pelo rosso sulla nuda terra, come le ricorda la schiena, non
appena prova a girarsi supina.
Respira a pieni polmoni l'aria del
primo mattino mentre cerca di raccogliere le idee quando, sente qualcosa
muoversi accanto a sé.
«Merda.» Soffia fuori la parola a denti
stretti.
Non ricordava di essersi addormentata
accanto a Marco.
Queste vacanze sono proprio iniziate
all'insegna della sconsideratezza. Non ha mai fatto scelte così pazze e
scellerate in tutta la sua vita. D'altronde era di per sé folle, secondo i suoi
canoni, già partire da Milano sola, zaino in spalla, per trascorrere le vacanze
su un’isola del sud.
Senza prenotare nulla, ma soprattutto
senza pianificare, cosa che le riesce particolarmente bene. La sua agenda è
famosa tra le sue amiche per l'organizzazione perfetta che racchiude.
Quando è partita non sapeva neppure
quale isola avrebbe scelto, ed infatti ha lasciato fare al destino.
È salita su mezzi a caso finché, il
traghetto non l'ha depositata lì, nel porticciolo di quel piccolo gioiello
naturale.
A pensarci bene, ora che il mondo si è
svegliato, il mare non si sente più di tanto, ma non può essere così lontano, è
un'isola minuscola quella a cui è approdata.
Per tornare a Marco... ha il viso
sereno mentre dorme e le labbra leggermente aperte lasciano uscire piccoli
sbuffi d'aria ad intervalli regolari. I capelli castani sono tutti arruffati.
Non che ieri fossero molto più pettinati, né lisci né ricci non possono
mantenere un aspetto ordinato, se consideriamo poi anche tutte le volte che lo
ha visto passarci in mezzo le dita. Sono lunghi ma non troppo, non arrivano
neppure alle spalle, ma il giorno prima ha notato che in un attimo di
irritazione è riuscito a raccoglierli in un codino basso con uno degli elastici
neri che porta ai polsi. Forse è una collezione, ne ha talmente tanti... "Chissà a cosa gli servono?" si
chiede curiosa.
Osserva la ruga d'espressione tra le
ciglia, vorrebbe stendergliela con un dito ma non trova il coraggio di
toccarlo. Non sono così in confidenza, anzi non lo sono per nulla.
A colpirla di più sono stati gli occhi
verdi con quelle strane pagliuzze dorate. Occhi severi, distanti, ma anche
espressivi e saggi che le trasmettono qualcosa di antico.
Sa che dovrebbe smettere di fissarlo
ma, non ce la fa.
È un bel ragazzo, portava jeans e una
maglietta bianca quando lo ha incontrato e ai piedi indossava dei sandali di
cuoio impolverati e sformati dall'uso. Si vede (cioè, lo si vede bene quando
non è avvolto dal suo logoro sacco a pelo) che ha un fisico armonioso senza
essere eccessivo in nulla, se non forse nell'altezza, ma ad essere oneste è lei
a non essere così alta. Fatto sta che per guardarlo negli occhi deve guardare
in su.
Lui senza muovere un muscolo sibila:
«Fai sempre così, tu?»
«C...così c...come?» Balbetta
lei portandosi la mano libera al cuore, è sicura di essere vicina ad un
infarto.
«Così, che guardi la gente
mentre dorme? Giusto parchè tu lo sappia non è piacevole.»
«Cristo, ma cosa sei? Un
indovino?»
Sputa fuori irritata mentre cerca di liberarsi le braccia dalla costrizione del
sacco a pelo.
"Tanto vale fare rumore, è evidente che lui non sta dormendo!"
Se fosse in piedi è sicura che pesterebbe i piedi a terra dalla rabbia.
«No. Ho solo un po' più
esperienza di te a dormire con un occhio solo.»
«Wow, sono colpita. E... di
preciso quale sarebbe l'utilità di questa tua grande dote?». È tentata
di prenderlo a schiaffi. Ha conosciuto poche persone capaci di irritarla così
tanto. Non è una che perde il controllo facilmente, e se ne vanta pure.
«Quando non dormi in un letto
da un po', impari a guardati intorno. In fondo non ti conosco neanche.» Le
risponde lui mentre si stira e spinge il sacco a pelo in giù verso la cintura,
in moda da liberare braccia e torace.
«Come mai hai deciso di non
dormire in un letto?»
Marco rotea gli occhi e sbuffa prima
di risponderle:
«Ho forse detto che ho voglia
di raccontarti la mia vita?»
«No. Scusa hai ragione.» Isa sta
proprio perdendo la pazienza. Questo tipo scontroso la mette a dura prova.
"Cosa avrò mai visto in lui ieri
sera, perché mi intrigava in modo così insolito? Infondo non ha proprio nulla
di speciale. Deve essere stato
l'entusiasmo per essermi lanciata in questa vacanza ad avermi ottenebrato il
cervello per un po'."
Da quando lo ha visto seduto sulla
panchina ha attirato tutta la sua curiosità ed ora si sente un po' come un
magnete attratto dalla calamita, è piuttosto imbarazzante.
«È meglio che ora me ne vada.
Dovrò trovare il campeggio od una stanza. Non intendo dormire da sola e in giro
per tutte le vacanze.»
«Capisco.»
Criptico. La ragazza si alza ed inizia
a sistemare stuoino e sacco a pelo.
Lui non si muove da quando ha
incrociato le braccia dietro la testa. La osserva.
"Questo mi prende in giro? Prima non vuole essere osservato poi lui mi
fa la radiografia completa?"
Isa, si chiama così lei e non è un
diminutivo come le chiedono tutti. È proprio il suo nome ed anche di una runa
celtica, come le ricorda spesso sua madre. È la runa che per farla breve
rappresenta il ghiaccio, più precisamente l'iceberg, che mostra solo una minima
parte di sé, il grosso è sotto il livello del mare. "Un nome un destino" ama ripetersi. Non le piace svelarsi,
quando è in città indossa una bella maschera tutti i santi giorni e sta bene
attenta a celare al mondo la sua vera essenza, troppo delicata e vulnerabile.
"Ma lui? Lui mi batte. È un'ostrica,
un maledetto ottuso, chiuso e distante. Lo detesto. Con quel sorriso arrogante
da uomo vissuto che la sa lunga e la sua stupidissima corazza. Dio come non lo
sopporta!"
Eppure, se vuole essere veramente
onesta con se stessa lui le ha immediatamente ispirato fiducia, e lei è una che
non si fida mai di nessuno a prescindere. Questa cosa è strana, non riesce a
capirla.
Ciao! Mi chiamo Barbara e sono una scrittrice. Lavoro come impiegata ma continuo a coltivare le mie passioni: lettura, fotografia, ricamo, lavorazione del feltro, pittura, lavorazione della creta e scrittura.
La vita può anche provare a fregarti, ma tu non ti arrendere mai.