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14 Febbraio 2026
“Ice Ice”, baby.
Filippo Montemurro
tempo di lettura: 6 min
“Ice Ice, Baby” non fu una
semplice canzone, nel 1990, quando uscì, rappresentò uno spartiacque nel mondo
del rap.
Questo perché attirò l’attenzione
della “white America”, come la definì Eminem nel 2002. Un’America fatta di
uomini bianchi che non avevano mai prestato attenzione al rap fino a quel
momento. “Ice Ice, Baby”, il singolo del rapper bianco Vanilla Ice, campionava
“Under the pressure” la canzone dei Queen e David Bowie, gli artisti più
ascoltati dai bianchi americani in quel momento. Vanilla Ice prese un simbolo
dell’America bianca e lo stravolse per creare una canzone che nient’altro era
che un’edonistica dimostrazione di ricchezza (ma soprattutto di potere).
Questo sconvolse l’America bianca
governata dal conservatore Bush Senior. 36 anni dopo è un altro tipo di “Ice” e
un altro tipo di potere a sconvolgere l’America bianca. Ed è l’I.C.E., la
United States Immigration and Customs Enforcement, sostanzialmente un’Agenzia
Federale predisposta al controllo delle dogane e dell’immigrazione. Questa
agenzia fa pare del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti. Una
sorta di corrispettivo del nostro Ministero degli Interni, per capirci. Il
Dipartimento in questione è presieduto dalla controversa Kristi Noem (nel suo
libro ha dichiarato di aver sparato al suo stesso cane dopo una battuta di
caccia perché <<lo odiava>> dal momento aveva provato ad
addestrarlo in diversi modi ma senza successo).
Kristi Noem è la stessa che nel
marzo dell’anno scorso si è fatta fotografare davanti ai prigionieri
venezuelani arrestati e ha postato la foto su X (ex Twitter) con scritto
<<venite nel nostro paese illegalmente? Finirete così>>.
Ma torniamo all’ICE. L’agenzia fu
istituita nel 2003 da George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre.
L’ICE è divisa in due rami
principali: uno investigativo, l’Homeland Security Investigations (HSI), e uno
operativo, l’Enforcement and Removal Operations (ERO), che si occupa di
arresti, gestisce centri di detenzione, attua le espulsioni. Non si occupa del
controllo dei confini, che spetta alla Polizia di frontiera, né di pratiche di
immigrazione.
Sui risultati che l’ICE ha
ottenuto, però, vi sono diverse controversie. Il 27 ottobre 2025 il
Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha diffuso una nota in
cui si fa presente che l’ICE è riuscita ad espellere più di 500.000 immigrati
irregolari. NPR, la radio nazionale americana, citando fonti dell’American
Immigration Cauncil, sostiene che l’amministrazione Trump non sia neanche
vicina al numero diffuso nella nota.
Il motivo per cui ha creato
scompiglio, persino tra quegli americani bianchi di cui parlavo prima, è perché
è diventato lo strumento politico preferito di Trump per gestire il tema
dell’immigrazione irregolare. Il problema, però, è che a farne le spese sono
anche i cittadini americani (bianchi) come Reneé Good e Alex Pretti, uccisi a
sangue freddo da due agenti dell’ICE, guidati dall’Italo americano Gregory
Bovino.
I metodi usati dall’ICE non
sembrano diversi da quelli usati dalle camicie nere di Mussolini.
Rastrellamenti a tappeto, arresti e violenza sono il modus operandi utilizzato
da questa forza di polizia a cui Trump ha assicurato “impunità assoluta”,
dandogli quindi carta bianca per quanto riguarda il modo di agire.
Unito al tema dei modi utilizzati
dall’ICE c’è anche quello di chi sono gli agenti dell’ICE. Stando alla Nbc,
alcuni dei nuovi agenti dell’ICE provengono dal settore della sicurezza
privata. Per avere più agenti nel minor tempo possibile l’agenzia ha accorciato
il periodo di formazione da 13 a 8 settimane e ha aumentato l’età massima per
fare richiesta di entrare nel corpo. Questo vuol dire che i nuovi agenti
vengono subito messi per strada senza avere un’adeguata formazione.
Tra gli arrestati dall’ICE c’è
anche un bambino equadoregno di cinque anni. Il vicepresidente JD Vance ha
commentato così la faccenda:
<<La mia prima reazione è
stata: “È terribile. Come abbiamo potuto arrestare un bambino di cinque anni?”,
salvo poi cambiare idea: “Cosa avremmo dovuto fare? Lasciare che morisse di
freddo?”>>.
Insomma, per l’amministrazione
statunitense non c’è niente di sbagliato in tutto questo. Anzi.
Oltre a condannare quanto sta
accadendo negli Stati Uniti, però, si potrebbe fare una riflessione maggiore.
Ora, se prendiamo il video
dell’uccisione di Alex Pretti si vede che quest’ultimo – seppur LEGALMENTE
armato - non stava puntando alcuna pistola nei confronti dei poliziotti, stava
protestando e riprendendo col telefono le azioni dell’ICE, che in quel momento
si stavano scagliando contro una donna straniera.
Nel video si vede addirittura Alex
Pretti essere messo a terra dagli agenti e dopodiché uno di loro urla
<<ha una pistola>>, il che fa presumere che neanche fossero a
conoscenza del fatto che fosse armato. Dopodiché uno di loro gliela sfila dalla
fondina. A quel punto Alex Pretti è disarmato. Oltre ad essere a terra con
degli agenti federali addosso, in quel momento non ha neanche più la
possibilità di nuocere a nessuno. Qualche secondo dopo si sentono i cinque
spari che risulteranno fatali all’infermiere trentasettenne. Un’esecuzione in
mezzo di strada.
Dopo l’uccisione di Pretti si sono
ovviamente sollevate molte polemiche. Quelle che hanno sorpreso di più, però,
sono quelle della NRA, National Rifle Association of America, la quale è
un'organizzazione lobbistica molto vicina a Trump che si adopera per il libero
possesso ed uso di armi da fuoco degli Stati Uniti.
Oltre a loro, al coro di polemiche
si è unito anche Chris Madel, un repubblicano in corsa per diventare Governatore
proprio del Minnesota che in un video ha annunciato il suo ritiro dalla corsa
per diventare Governatore perché non vuole <<essere associato al partito
che è responsabile di ciò che sta accadendo>>.
Insomma, a chiedere conto a Trump
non sono solo i democratici, ma anche lobby e politici molto vicini a lui e al
suo partito. Questo perché? Per via del secondo emendamento, il quale è
stato violato durante l’esecuzione di Alex Pretti.
Il secondo emendamento degli Stati
Uniti – ratificato nel 1789 durante il primo Congresso degli Stati Uniti
d’America - difende il diritto dei cittadini americani di possedere le armi.
Questo emendamento è uno dei valori fondanti della cultura statunitense, la
quale vede le armi da fuoco come un qualcosa di culturalmente rilevante e non –
come accade in Europa, ad esempio – qualcosa da cui prendere le distanze.
Adesso, però, la situazione sembra
essersi ribaltata perché la linea del governo repubblicano sembra voler dire
“se stai esercitando il tuo diritto a detenere un’arma, questo dà la
possibilità ad un’Agenzia Federale di spararti”. I cittadini americani, quindi,
dopo l’omicidio di Pretti, è come se si fossero svegliati da un lungo sogno e
stanno cominciando a domandarsi “Ma quindi adesso funziona così? Adesso se
ho un’arma, il governo me la può sfilare dalla fondina e mi può uccidere a
sangue freddo in mezzo alla strada proprio perché stavo esercitando il mio
diritto a possedere un’arma?”.
Il paradosso più grande è che il
secondo emendamento fu varato proprio per impedire che il Governo Federale
prendesse derive autoritarie nei confronti della popolazione. Per semplificare,
ai cittadini statunitensi è permesso tenere un’arma per far sì che in caso di
necessità possano difendersi da una dittatura. Adesso, però, tutto questo sta
venendo meno a causa di un Governo che se non verrà arginato è presumibile che
si trasformi in una dittatura.
Sono almeno nove anni, ovvero dalla prima
amministrazione Trump, che si sente dire “gli americani sono sull’orlo di una
guerra civile”. Non ho gli strumenti per sapere se gli Stati Uniti sono
realmente in una situazione di guerra civile, ma la cosa certa è che oltre
oceano la situazione è calda, altro che “ice ice”, baby.