21 Febbraio 2026

Cosa distingue un brand? Il caso Haribo.

Irene Procopio

tempo di lettura: 3 min

Foto di Altair Valasek su Unsplash
Siamo soliti pensare che il marchio (o brand, in inglese) sia la rappresentazione grafica che un’impresa sceglie come rappresentativa di sé; quindi il logo, quindi i colori, quindi il nome.

In senso tecnico:

<<Il marchio si identifica con un segno o rappresentazione grafica, che consente ai consumatori di identificare e riconoscere i prodotti o servizi offerti da una determinata impresa, associandone i relativi standard qualitativi>>.

Dalla complessità della sua definizione possiamo capire che il brand è sicuramente uno strumento d’impresa, pensato e sviluppato affinché arrivi ad essere concepito e sfruttato dall’impresa come uno strumento aziendale a tutti gli effetti.

Se vi dico: Kinder?

E via ai pensieri nostalgici, ricordi di un’infanzia trascorsa a scoprire le sorprese nascoste nell’ovetto di cioccolata.

Quindi, dietro un marchio, c’è anche una storia, ci sono i valori di un’impresa veicolati attraverso il gusto, la qualità, il packaging e il merchandising.

Tutto questo è possibile perché sono state le stesse imprese, nella storia, a sfruttare il marchio o brand all’interno di una strategia di tutela e sfruttamento dell’immagine aziendale.

Il diritto d’impresa comprende e disciplina il marchio proprio per le sue caratteristiche tecniche aziendali cui non si può prescindere, se non allontanandolo dalla sua funzione aziendale e, quindi, di fatto rendendolo inutile.

L’immagine aziendale si compone principalmente di 3 elementi:

-          brand identity, ovvero l’identità del brand rappresentata dal logo, dalla palette colori e da elementi anche di marketing come la mission, la vision e il payoff;

-          brand awareness, ovvero la conoscibilità del brand, che attiene a quanto il brand è famoso e anche al suo mercato che può essere locale, nazionale o internazionale;

-          brand reputation, ovvero la reputazione del brand, quindi eventuali controversie giudiziarie, scandali oppure premi e riconoscimenti vari.

La principale funzione del marchio è, infatti, di comunicazione per l’impresa che, trattandosi di un segno o rappresentazione grafica, può essere veicolato con un post sui social, in un sito web, nella carta intestata, sul packaging, in un cartellone pubblicitario ecc., tutto sempre legato all’impresa e finalizzato alla familiarizzazione con il brand e i suoi prodotti o servizi.

Il caso Haribo.

Il marchio “Orsetti d’Oro” della Haribo è stato depositato per la prima volta nel 1967 presso il German Patent Office con la classificazione merceologica legata al commercio dolciario.

Nel 2021 l’impresa ha depositato una domanda di registrazione, presso l’Ufficio europeo EUIPO, al fine di registrare il disegno dell’orsetto con la classificazione merceologica legata al merchandising, scatenando un caso d’interesse per giuristi esperti di proprietà industriale e per i fanatici.

In sostanza, l’EUIPO ha inizialmente rifiutato la domanda ritenendo il marchio non distintivo, perché l’orsetto consiste in una forma che, genericamente, potrebbe essere usata anche ai fini decorativi di t-shirt, spille, cappelli ecc., e quindi che non distingue l’impresa e i suoi prodotti. Sono entrati, quindi, nel merito del carattere distintivo del marchio, requisito fondamentale a livello giuridico.

La Haribo ha, poi, presentato ricorso alla Commissione ribaltando completamente il caso e uscendone vincitrice. La Commissione ha, infatti, ammesso il ricorso e il marchio raffigurante l’orsetto gommoso Haribo è ufficialmente registrato.

La Haribo è la principale produttrice mondiale di caramelle gommose, famosa soprattutto per i suoi iconici Orsetti d’Oro; a livello globale impiega quasi 7.000 dipendenti, è presente in oltre 120 Paesi e gestisce 16 stabilimenti.

Se vi dico: Haribo?

E via con il jingle: <<Haribo è la bontà …>> finite pure voi di cantarlo.


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Irene Procopio

Ciao, sono una Giurista e mi occupo di strategie di governo e gestione d'impresa.

L'obiettivo è impossibile solo se manca un piano. Date retta ai giuristi.

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