17 Dicembre 2022

La proprietà intellettuale nella comunicazione web: gli hashtag e le keywords a norma di legge.

Irene Procopio

tempo di lettura: 4 min

Image by Eric Binder from Pixabay
Grazie alle tecnologie digitali lo spazio virtuale del web si amplia, facilitando la comunicazione e l’interazione, più o meno mediate da una piattaforma o sito web che sia e più o meno sicure e protette.

Internet ci consente di comunicare grazie ad una serie di processi e metodologie complesse che fanno sì che le informazioni diventino dati e le persone dispositivi, le prime in viaggio nella rete e le seconde in veste di mittenti o destinatari a seconda del caso.

È interessante capirne il funzionamento soprattutto rispetto allo scopo della comunicazione che, mentre in alcuni casi è fine a se stessa, in altri assume la veste di strumento promozionale finalizzato al posizionamento dei contenuti o alle vendite, come ad esempio nel caso di un E-commerce.

Le informazioni che viaggiano in rete arrivano a destinazione attraverso la mediazione di siti web, app, social network e caselle di posta elettronica, è quindi utile valutare come vengono classificate e scambiate così da essere certi che non solo servano allo scopo, ma che siano anche protette e che non ledano i diritti altrui. Il tema della proprietà intellettuale e quello della protezione dei dati personali sono al centro delle dinamiche della comunicazione web perché strettamente connesse alla proprietà, all’utilizzo e allo scambio di dati che, se non adeguatamente regolamentati e organizzati, innescano una serie di conseguenze negative per i singoli e per la rete stessa. Un altro aspetto utile da considerare riguarda anche l’utilizzo efficiente degli strumenti web a norma di legge e con varie funzionalità specifiche a tutela della proprietà intellettuale e dei dati personali.

Gli hashtag.

Dal 2006, con l’arrivo di Twitter, la comunicazione sui social media è diventata oltre che più immediata anche più breve. Nella miriade di contenuti online, la ricerca di temi o argomenti specifici può essere facilitata dall’utilizzo dell’hashtag.

La parola hashtag è composta da hash che identifica il simbolo # e da tag che significa targhetta o etichetta. Si tratta di un sistema per aggregare tutti i contenuti, post o pagine, addirittura commenti che trattino dello stesso tema o argomento. In pratica è possibile utilizzarlo tanto come chiave di ricerca, nella sua veste di metadato a cui sono associate determinate informazioni, quanto come parola chiave, ovvero come tag per posizionare il contenuto all’interno del social media rispetto a quel dato argomento o tema.

Un aspetto rilevante dell’hashtag riguarda l’utilizzo di parole che identifichino un determinato soggetto, o prodotto, o azienda e il loro utilizzo esclusivo da parte del titolare o autore o su sua autorizzazione. In molti casi potrebbe avere senso tutelare il proprio hashtag contro utilizzi illegittimi o comunque scorretti. C’è da dire però che, se la funzione del metadato è proprio quella di strumento di comunicazione e/o promozione tramite social media, inibirne l’utilizzo potrebbe essere controproducente.

È comunque possibile registrare il proprio hashtag come marchio verbale, ovvero attraverso la procedura di registrazione del marchio presso gli Uffici competenti sia a livello nazionale, che europeo e internazionale. Come previsto dalla normativa vigente, all’art. 2569 c.c. e dal Codice della proprietà industriale (CPI), il marchio registrato consente al titolare di usufruirne in modo esclusivo e di potersi difendere contro eventuali violazioni del suo diritto da parte di terzi.

Affinché l’hashtag sia registrato, come per il marchio, è necessario che possegga determinati requisiti: che sia nuovo, ovvero che non sia stato usato in precedenza o che non consista esclusivamente in segni d’uso comune; che sia lecito, ovvero che non contenga segni contrari alla legge o ingannevoli per il pubblico; che abbia capacità distintiva, ovvero che non corrisponda a denominazioni generiche del prodotto o del servizio o alla loro figura generica.

Come anticipato l’hashtag è uno strumento per promuovere i contenuti online, quindi, a differenza del marchio d’impresa, la sua registrazione è mirata più a proteggere la reputazione o immagine aziendale attraverso la tutela contro i contenuti che possano in qualche modo comprometterla o danneggiarla, più che ad inibirne l’utilizzo da parte di altri.

Le keywords.

Il buon posizionamento all’interno del motore di ricerca di Google è essenziale per generare traffico in una pagina web. Conosciuta come ottimizzazione SEO, l’attività di indicizzazione dei contenuti consente di posizionare un determinato link all’interno dei risultati della ricerca per parole chiavi, attraverso l’utilizzo dei tag.

In quanto metadati, associati ai testi che le contengono, le parole chiavi o tag fungono appunto da etichetta per il motore di ricerca, che è così in grado di estrapolare i vari link sotto forma di elenco. Il posizionamento avviene in base alle parole chiavi inserite e alle attività degli utenti sulla pagina, dalle impressioni ai click e alle visualizzazioni. Google posizionerà il link, indicizzandolo in un elenco rispetto ad altri che contengono le medesime parole chiavi.

La scelta delle parole chiavi è, quindi, fondamentale per attrarre gli utenti sulla pagina e invogliarli a restare. Per alcune parole è necessario prestare maggiore attenzione per non incorrere nel rischio di violazione di un qualche diritto di esclusiva, in particolare rispetto alle denominazioni o marchi altrui. Bisogna precisare, però, che la normativa tutela i marchi dal rischio di confusione rispetto ai prodotti e servizi e dal rischio di un danno all’immagine o reputazione aziendale. L’utilizzo di un marchio altrui come tag potrebbe essere ritenuto illegittimo o costituire illecito in funzione:

  • del fatto che è riferito a prodotti o servizi propri, cosa che genererebbe confusione nel consumatore e risulterebbe, quindi, una violazione del diritto altrui di proprietà industriale;

  • dello scopo della pagina web, ad esempio nel caso di un sito e-commerce l’utilizzo di un marchio altrui come tag deve seguire alla concessione di licenza d’uso da parte del titolare e deve essere limitato ai prodotti e servizi di quest’ultimo;

  • di quello che è pubblicato, ovvero se il contenuto della pagina web dovesse in qualche modo inficiare o danneggiare l’immagine o la reputazione del titolare del marchio, l’utilizzo del tag costituirebbe illecito perché diffamatorio e lesivo, cui potrebbe conseguire un eventuale risarcimento del danno.

Le opportunità offerte dalla comunicazione web aumentano e si evolvono in funzione dei nostri bisogni e dell’utilizzo che ne facciamo, è questo forse l’aspetto più interessante di internet: una tecnologia creata come ausilio e allo stesso tempo a misura d’uomo.


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Irene Procopio

Ciao, sono una Giurista e mi occupo di strategie di governo e gestione d'impresa.

L'obiettivo è impossibile solo se manca un piano. Date retta ai giuristi.

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