9 Maggio 2026

Il copyright delle foto della NASA da Artemis II.

Irene Procopio

tempo di lettura: 3 min

Foto di NASA su Unsplash
Ricevo una newsletter dal contatto di una piattaforma di immagini libere da copyright con scritto: “New NASA on Unsplash…”. Ed eccole lì, le immagini da Artemis II, pubblicate sulla piattaforma, liberamente scaricabili e condivisibili.

A quanto pare la NASA ha scelto la libera condivisione delle immagini dall’ultima missione nello spazio. Scelta interessante che non stupisce coloro che supportano ormai da tempo la cultura Open e che segna un momento particolare per la proprietà intellettuale nell’era del digitale e del tutto accessibile.

La scelta della NASA non è casuale, ma rientra nella politica della stessa sulla condivisione dei suoi contenuti. Nelle “Le linee guida per l'utilizzo delle immagini e dei media della NASA” si legge chiaramente:

Contenuti della NASA – immagini, audio, video e file multimediali utilizzati nella versione di modelli tridimensionali, come mappe di texture e dati poligoni in qualsiasi formato – generalmente non sono soggetti a copyright negli Stati Uniti. È possibile utilizzare questo materiale per scopi educativi o informativi, tra cui raccolte fotografiche, libri di testo, mostre pubbliche, simulazioni grafiche al computer e pagine Web Internet.

Sembrerebbe, quindi, che la NASA abbia scelto di condividere i suoi contenuti con la licenza Creative Commons Zero (CC0); ovvero con la licenza che garantisce la forma massima di libertà, equiparabile al Pubblico Dominio con la quale l'autore rinuncia a tutti i diritti sui contenuti, permettendo l'uso senza alcuna restrizione.

Questo non vale, però, per le insegne della NASA, il logotipo, gli identificatori e le immagini che non sono di pubblico dominio. Interessante anche questa scelta, con cui la NASA protegge il proprio brand secondo i soliti canoni tradizionali sulla proprietà intellettuale e dell’ “All rights reserved”.

Per quanto riguarda i contenuti, che siano immagini o audio, video e file multimediali utilizzati nella versione di modelli tridimensionali, come mappe di texture e dati poligoni in qualsiasi formato, la NASA sceglie, invece, l’approccio moderno e innovativo con le licenze Creative Commons e con il “Some rights reserved”.

Una strategia di tutela della proprietà intellettuale interessante e perfettamente in linea con gli scopi scientifici di divulgazione e informazione che confermano che la NASA non vuole che si sfruttino i contenuti per scopi commerciali. Infatti, sempre nelle Linee Guida, sancisce in modo specifico il fatto che questi non possano essere utilizzati per la creazione di NFT:

Come agenzia governativa degli Stati Uniti, la NASA rende le sue immagini e video pubblicamente disponibili a scopo educativo e informativo, tuttavia, poiché gli NFT sono, in sostanza, token digitali di proprietà di qualcuno come un asset digitale “unico nel suo genere”, la NASA non desidera che i suoi materiali vengano utilizzati per questi scopi. L’agenzia non approva nemmeno le applicazioni di merchandising che coinvolgono gli NFT, ed è illegale rivendicare falsamente il copyright o altri diritti nei materiali della NASA.

La famiglia delle Creative Commons (CC) comprende 6 diversi tipi di licenza, che è possibile ottenere combinando 4 clausole che, come mattoncini, possiamo abbinare per creare una licenza adatta ai nostri bisogni di condivisione.

Attribution (BY): è il livello base per la licenza open, prevede infatti che il contenuto possa essere utilizzato per scopi commerciali, modificato, adattato, incluso in altri contenuti, purché venga il rispettato il diritto morale dell’autore originario.

Share Alike (SA): ovvero condividi allo stesso modo, è la clausola che abbinata alla BY impone che ogni contenuto derivato sia licenziato con la stessa licenza del contenuto originario.

Non Commercial (NC): impedisce che il contenuto possa essere sfruttato ai fini commerciali e quindi come strumento di guadagno o diretto compenso.

No Derivates (ND): ovvero non consente opere derivate. Essendo la più rigida delle clausole, non consente di tradurre, alterare, mixare il contenuto o inserirlo in contenuti di altri.

Mentre le prime due appartengono alla categoria delle licenze Free Culture, ovvero sono licenze libere che consentono un utilizzo pieno ed illimitato del contenuto, le altre due, pur rimanendo nel perimetro delle licenze open, non incarnano il concetto purista di software libero senza restrizioni.

Fuori dalle licenze open, ma sempre nella famiglia delle CC, troviamo poi la licenza sui generis della Creative Common Zero, ovvero di pubblico dominio, che consente di rimuovere tutte le restrizioni imposte sul contenuto. Questo tipo di licenza, infatti, costituisce una implicita rinuncia al diritto d’autore sul contenuto, in inglese soprannominata waiver.


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Irene Procopio

Ciao, sono una Giurista e mi occupo di strategie di governo e gestione d'impresa.

L'obiettivo è impossibile solo se manca un piano. Date retta ai giuristi.

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