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23 Maggio 2026
Legal AI: l’utilizzo di LLM per la scrittura di testi
legali.
Irene Procopio
tempo di lettura: 3 min
Da ChatGPT a Claude, le AI di oggi si prestano bene all’analisi
di fonti normative, alla ricerca dei modelli legali e alla stesura di documenti
legali.
<<LLM è l'acronimo di Large Language Model (in
italiano, modello linguistico di grandi dimensioni). Si tratta di una
tecnologia di Intelligenza Artificiale addestrata per comprendere, analizzare e
generare il linguaggio umano in modo naturale>>.
Il concetto di Intelligenza Artificiale viene spesso
frainteso, è infatti importante sapere che i sistemi attualmente in uso non
sono in grado di sostituirsi all’uomo in tutte le sue funzioni e con la stessa
capacità di pensiero.
Trattandosi di modelli data driven, gli algoritmi di machine
learning funzionano sulla base delle informazioni che sono scritte all’interno
del loro codice. Da queste informazioni il programma apprende un modello di
ragionamento e quindi risponde.
In quanto macchine, elaborano i dati che gli vengono forniti
attraverso una serie di parametri, ovvero l’input, dando poi un
risultato, ovvero l’output.
Si comprende, quindi, quanto sia importante fornire i dati
giusti, che abbiano determinati attributi e che, una volta elaborati secondo i
criteri scelti, non possano arrecare danno a nessuno.
Ipotizziamo di voler chiedere all’AI la stesura di una
clausola magari per l’esclusiva commerciale. Non basterebbe, in questo caso,
chiedere di scriverla semplicemente ma sarebbe necessario aggiungere che questo
venga fatto nel rispetto della normativa sul tema e secondo le prassi
contrattuali più diffuse.
Secondo la normativa di quale Paese?
E ipotizzando che si tratti di un contratto tra italiani,
siamo sicuri che tutti gli aggiornamenti normativi siano online e disponibili
per la consultazione da parte dell’AI?
E per l’analisi della giurisprudenza sul tema?
Molte incognite e poche certezze. Nonostante molti
professionisti raccomandino l’AI come strumento di lavoro e gli stessi
imprenditori la propongano in sostituzione dei collaboratori, resta il fatto
che l’AI non potrà mai assumersi la responsabilità del suo operato.
Una cosa non da poco, soprattutto per l’ambito giuridico,
considerando che il tema dell’ “accountability” è oggi al centro dell’innovazione
giuridica. Dalla privacy alla contrattualistica essere accountable oggi vuol
dire essere al passo con i tempi. Uno standard imposto dalle Autorità, dagli
esperti del settore e dai vari operatori del diritto come uno degli strumenti
fondamentali per prevenire la corruzione e per tutelare le parti contrattuali.
L’altro è la trasparenza. Altro tema fondamentale. Altro aspetto che con l’AI
mettiamo da parte, nascondendolo in un prompt arraffazzonato.
Ma queste riflessioni non basteranno a fermare i più
temerari. Hanno già trovato una soluzione per scavallarsi delle responsabilità
su un eventuale lavoro fatto male dall’AI. Inserendo una clausola all’interno
della lettera di incarico con la quale il professionista afferma di avvalersi di
sistemi di intelligenza artificiale per lo svolgimento dell’incarico, sono convinti
ci si possa tutelare da eventuali pretese risarcitorie da parte del cliente.
Tutto questo senza aver fatto i conti con i magistrati che, in caso di disputa,
sarei curiosa di sapere se la valuterebbero come clausola vessatoria o come “mezzi
propri” del professionista prestatore d’opera.
A marzo di quest’anno sul Corriere della Sera si leggeva:
Avvocato usa l’Ai e cita quattro sentenze inventate,
il giudice lo condanna: «Colpa grave non verificare le fonti»
Da un punto di vista squisitamente lessicale il termine
“accountability” è una parola composta: il verbo “to account” è traducibile in
italiano come “dar conto” mentre il sostantivo “ability” può essere inteso come
“essere in grado di”.
Per l’articolo completo del Corriere della Sera citato, ecco illink.