28 Febbraio 2026

Codice ateco agricoltura: ci pensa il commercialista!

Tiziana Procopio

tempo di lettura: 4 min

Foto di StockSnap da Pixabay
Al momento di avviare un’impresa alimentare sia essa agricola o meno, arriva la fase di scelta del codice Ateco da inserire. Qualsiasi sia la forma giuridica che prenderà l’azienda, diviene necessario un passaggio dal Commercialista.

Arriva qui il momento dell’errore.

Spesso l’imprenditore non descrive correttamente la tipologia di attività che andrà a svolgere.

Oppure il commercialista inserirà una descrizione di attività generica perché non è chiara la richiesta e descrizione del cliente.

In entrambi i casi, tutto filerà liscio fino a quando l’azienda non subirà l’ispezione sanitaria per avvio attività alimentare dalle autorità competenti, ma potremmo dire anche fino a quando il consulente in sicurezza alimentare non indaga sulla conformità dei documenti aziendali.

La visura camerale.

Quando un’ispezione aziendale si svolge nella maniera più COMPLETA, il primo documento richiesto sarà proprio la Visura Camerale:

La visura camerale è un documento ufficiale rilasciato dalla Camera di Commercio (CCIAA) che fornisce una "fotografia" aggiornata di un'impresa iscritta al Registro delle Imprese. Contiene dati identificativi (Partita IVA, sede), legali (amministratori, soci) ed economici (attività, capitale). È fondamentale per verifiche anagrafiche, controlli di solidità e valutazioni di partner commerciali. 

Si evince l’importanza di tale documento come “carta di identità” dell’azienda, e contenente tutti i più importanti dati aziendali.

È in questa fase che incrociando i dati tra attività effettivamente svolta dall’azienda e attività dichiarata su visura camerale e quindi in CCIAA, qualcosa potrebbe andare storto. Le descrizioni non coincidono.

Facciamo un esempio:

Il codice Ateco per la coltivazione di uva è il codice 01.21.00 e descrive la produzione di uva intesa come COLTIVAZIONE IN CAMPO DELLA VITE PER OTTENERE IL PRODOTTO UVA, che sarà poi il prodotto commercializzato dall’azienda. L’uva.

Il codice Ateco per la produzione di vini da uva è il codice 11.02.00 e descrive la trasformazione dell’uva in vino, intesa come PRODUZIONE DI VINI: l’uva non viene descritta nella descrizione di questo codice Ateco, perché essa potrà avere provenienza aziendale (e allora dovremo avere anche il codice Ateco 01.21.00!), potrà essere acquistata da terzi, potrà avere provenienza diversa.

Cosa cambia?

Cambia tantissimo!

Quando dichiaro in CCIAA di COLTIVARE uva, sto dichiarando di attuare tutti i processi che vanno dalla messa a dimora della barbatella di vite, fino alla raccolta dell’uva e successiva vendita. Questi processi e queste attività rientrano in quella che viene chiamata PRODUZIONE PRIMARIA:

La produzione primaria definisce tutte le fasi iniziali della filiera agroalimentare, inclusi coltivazione, allevamento, caccia, pesca e raccolta di prodotti selvatici, prima di qualsiasi sostanziale modifica.

Non vengono infatti applicate modiche al prodotto (uva) prima della sua vendita.

Nel caso in cui invece, io decida di dichiarare PRODUZIONE di vino, sto chiarando di attuare tutti i processi che vanno dalla trasformazione della materia prima uva, fino alla vendita del prodotto finito vino (che sia in bottiglia, brick, sfuso, ecc). Questi processi e queste attività non sono produzione primaria, ma rientrano nella PRODUZIONE SECONDARIA:

La produzione alimentare secondaria (o lavorazione secondaria degli alimenti) consiste nella trasformazione di materie prime già parzialmente lavorate (ottenute dalla produzione primaria) in prodotti finiti, pronti per il consumo, più complessi o raffinati. 

In questa fase devono essere applicate modifiche al prodotto (uva) e anche sostanziali per poter venderne il vino ottenuto.

Cambia anche nell’ispezione?

Soprattutto nei requisiti strutturali, normativi, formativi, le differenze sono notevoli tra le due produzioni.

Il codice Ateco infatti, porta con sé anche la caratterizzazione dell’attività in termini di RISCHIO:

è la probabilità che un pericolo (potenziale fonte di danno) si traduca in un danno effettivo, valutata in base alla sua frequenza e gravità.

Va da sé allora che più sarà complessa l’attività che svolgo e il prodotto che vado a commercializzare, come azienda, più il mio livello di rischio aziendale sarà alto. E quando parliamo di rischio in imprese alimentari, consideriamo sia il rischio di sicurezza alimentare che il rischio di sicurezza sul lavoro: entrambi possono avere un livello di rischio basso, medio, alto e conseguente obbligo normativo (basso, medio, alto) in un scala crescente in termini di documentazione, formazione e strutture.

Chi lo decide il rischio? Il codice Ateco in visura camerale.

E allora, converrete con me che, oltre al Commercialista, importantissima figura per tutte le tipologie di azienda, la persona da consultare prima di avviare attività alimentare, è proprio un agronomo o un tecnico alimentare, consulente, che possa suggerirvi la strada (e il codice Ateco!) più opportuna.

Guidati, è meglio.


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Tiziana Procopio

Ciao, sono Agronomo e Auditor, mi occupo di gestione aziendale in ambito agroalimentare, ma anche formazione, qualità e sicurezza.

Chiediti cosa sei chiamato a fare, e poi fallo con passione. Guidati, è meglio. 

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