17 Settembre 2022

Il capo e il leader.

Tiziana Procopio

tempo di lettura: 3 min

Foto di Christoph Schütz da Pixabay
Di comunicazione all’interno del sistema aziendale a più livelli, in orizzontale e in verticale, abbiamo spesso parlato ed espresso il nostro punto di vista. 

Ciò che non abbiamo mai affrontato è la metodologia più idonea al ruolo occupato all’interno del sistema aziendale. 

Il leader. 

Per antonomasia si distingue con questo termine un approccio autorevole, mai autoritario ma nemmeno troppo friendly e informale. È colei/colui che guida il sistema creando connessioni e interazioni tra gli tutti gli attori di questo, facendo si che la direzione verso l’obiettivo da raggiungere, non venga deviata verso interferenze non positive. 

Un po' come un giocatore di curling che per far si che la stone (la pietra del curling), abbia la strada spianata verso il punto finale. 

Non è aggressivo, non agisce direttamente, né con forza. Modella e smussa gli angoli del sistema consentendo a tutte le parti di esprimere le proprie competenze, facendo si che lo stesso sistema si regga in piedi ed adotti meccanismi di supporto e sostegno reciproco durevoli nel tempo. 

Per niente facile, già!

Mai da soli!

Ma in un sistema che sia degno di questo nome, nessuno è solo. Nessuno può tenere su la produzione, l’amministrazione, al direzione, la manodopera necessari al funzionamento efficiente. 

Si lavora sempre in team. E tra gli attori fondamentali di questo team, oltre al manager che in genere interpreta il ruolo del leader, incredibile da credersi, è proprio l’imprenditore. 

Verrebbe da chiedersi il perchè un imprenditore debba essere così fondamentale nella gestione si un sistema, quando egli stesso assume e collabora con manager e preposti per far funzionare il proprio sistema?! Oppure…come può l’imprenditore aiutare e sostenere il sistema se non ha già tempo per “star dietro a tutto”?!

Ebbene, non è tanto la pratica nel lavoro, piuttosto che la supervisione a qualsivoglia maganer o preposto. Ma è essenziale l’esempio. 

Il capo. 

Quando si nomina “il capo”, si fa sempre riferimento ad una figura autoritaria (“colui/colei che ci dà da mangiare!”, direbbe qualcuno). E per quanto ci riguarda, riteniamo corretto che sia un ruolo autoritario quello occupato da colui che di fatto conduce il carro nel senso più pragmatico del termine, intenso anche come imprenditore dell’azienda e titolare di fatto di ogni responsabilità ad essa associata. 

Tuttavia, la parte essenziale e utile all’efficienza di un sistema produttivo, affinchè nel tempo sia funzionante ed ottimizzato in ogni parte (anche in assenza di manager o capi), è proprio l’esempio: 

  1. la passione sul lavoro di un operaio va di pari passo con la comprensione che ciò che il capo ha richiesto di fare, sia stato effettivamente rilevato come fatto

  2. il rispetto verso l’imprenditore da parte dei suoi dipendenti, dipende dalla capacità dell’imprenditore di riconoscere una competenza e premiarla nel tempo

  3. la capacità di apprendimento di ogni dipendente può essere incentivata e incanalata al servizio dell’azienda, solo quando un imprenditore osserva e conosce i propri dipendenti

e potremmo continuare ancora.. 

In buona sostanza tuttavia, potremmo paragonare il capo a un genitore, che accudisce, segue e conduce i propri figli verso la migliore prospettiva futura, dando loro esempio e gratitudine, ma anche qualche momento di scontro è lecito e funzionale (sempre con i giusti toni e nel rispetto delle parti). 

Ecco allora che due delle figure trainanti di un sistema produttivo, pur lavorando in parallelo, e soprattutto coordinandosi nei passaggi sempre e comunque, devono e possono innescare mosse risolutive ed efficaci per far si che il tutto funzioni con massima resa, e minimo sforzo. 

Non è “essere sfaticati”, quanto più ottimizzare le energie e mettere a sistema le competenze di tutti. Ad ogni livello e per ogni problematica. 

Non siete convinti?

Fidatevi… Guidati, è meglio. 


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Tiziana Procopio

Ciao, sono Agronomo e Auditor, mi occupo di gestione aziendale in ambito agroalimentare, ma anche formazione, qualità e sicurezza.

Chiediti cosa sei chiamato a fare, e poi fallo con passione. Guidati, è meglio. 

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