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24 Gennaio 2026
Non mangiare il prosciutto
cotto o sì?
Tiziana Procopio
tempo di lettura: 3 min
Qualche giorno
fa, di ritorno da scuola, mio figlio mi è corso incontro dicendomi che non
possiamo più consumare prosciutto cotto perché è cancerogeno e non fa bene.
Non è la prima
volta che mio figlio, altre persone attorno a me, ai corsi di formazione che
faccio, qualcuno mi chiede se sia corretta l’informazione per uno o l’altro
alimento definito “cancerogeno” dall’OMS. Ebbene, anche questa volta, noto una
cattiva informazione e una difficoltà di comprensione rispetto alle
classificazioni degli alimenti, che non hanno lo scopo di creare allarmismi e
deviazioni di mercato, quanto invece quello di…
informare e
rendere consapevole il consumatore.
La
classificazione dell’OMS sugli alimenti ha la funzione di raggruppare le
sostanze e le pratiche alimentari in base alla forza dell’evidenza scientifica
della loro cancerogenicità (inteso come il potere di una sostanza di essere
cancerogena ovvero che produce il cancro), non in base al livello di
rischio assoluto.
È un sistema
che aiuta a identificare i pericoli intrinseci, ma la valutazione del rischio
reale dipende dalla quantità e frequenza di esposizione, che viene poi valutata
da altre agenzie come EFSA e FAO/OMS.
I gruppi di
classificazione sono 5:
-
Gruppo 1: cancerogeno per l’uomo
-
Gruppo 2A: probabilmente cancerogeno per l’uomo
-
Gruppo 2B: possibilmente cancerogeno per l’uomo
-
Gruppo 3: non classificabile in relazione alla
sua cancerogenicità per l’uomo
-
Gruppo 4: probabilmente non cancerogeno per
l’uomo
Come evidente
dalle cinque classificazioni, non è una classifica di pericolosità: anche la
classificazione Gruppo 1, la più in alto nella scala dei gruppi, indica solo la
certezza scientifica che quel prodotto è cancerogeno,
ma il
livello d rischio dipende dalla quantità e dalla frequenza di consumo!
Sembra sempre
il solito detto popolare, lo slogan di propaganda, la pubblicità di marketing,
ma per tutti i prodotti alimentari che consumiamo durante la nostra vita, il
livello potenziale di rischio dipende solo da noi.
Gli eccessi, i
deficit, creano nel nostro organismo un DISEQUILIBRIO, una DISARMONIA, tra i
diversi processi e meccanismi di funzionamento, interconnessi tra loro, che a
lungo andare possono AUMENTARE LA PROBABILITÀ DI CONTRARRE MALATTIE.
E qualcuno
penserà “Il prosciutto cotto è gruppo 1 tanto quanto le sigarette, come è
possibile?”
Una dieta
alimentare sana, porta con sé l’equilibrio di ogni componente (proteina,
carboidrato, fibre) bilanciati secondo le diverse necessità dell’organismo,
qualsiasi siano le sue caratteristiche.
Pensare che il
consumo di un alimento possa provocarci il cancro, quando nella nostra vita non
inseriamo alcuna attività fisica, non beviamo abbastanza acqua, non consumiamo
verdure e frutta ricchi di vitamine, capite bene che è del tutto insensato.
Pertanto…
La
classificazione dell’OMS indica il pericolo intrinseco, non il rischio
effettivo, che dipende dall’esposizione.
Cosa si
intende per pericolo?
Situazione
reale e realizzata, tale da poter compromettere più o meno gravemente la
stabilità o la sicurezza di un individuo.
Cosa si
intende per rischio?
L’eventualità
di subire un danno: l’esposizione a eventi o circostanze che possono portare al
realizzarsi del pericolo.
Cosa si
intende per esposizione?
L’essere a
contatto in modo prolungato con effetti positivi o negativi.
È chiaro quindi
che se l’OMS dichiara cancerogeno un alimento, questo dovrebbe innescare in noi
una valutazione: quanto di quell’alimento consumo nella mia dieta
alimentare? Per valutare la mia esposizione al rischio cancerogeno di
quell’alimento, rispetto al mio stile di vita.
Successivamente,
e in base anche al mio stato di salute fisica, consultando i professionisti del
settore potrò valutare l’opportunità di ridurre il consumo di quell’alimento
nella mia dieta.
Non sempre la
strada corretta è quella più estrema.
Non sempre
eliminare la causa porta ad un miglioramento.
Non sempre è
opportuno creare allarmismi da cattiva informazione anche tra i più giovani.
L’alimentazione
è una cosa seria e chi produce nell’agroalimentare sono imprenditori che non
sempre vogliono avere di mira il guadagno a scapito di chi consuma.